Se Roma ridiventa ladrona. Il nervosismo di Bossi dietro le parole

Ma nello sbocco di malumore antiromano di Bossi – per il quale ora il Pd chiede una mozione di sfiducia contro il ministro delle Riforme – c’è anche altro. Prima di tutto la preoccupazione per un federalismo fiscale tutt’altro che “in cassaforte”, anzi a rischio se la legislatura dovesse interrompersi (alcune regioni del sud hanno chiesto un’altra dilazione prima del varo dei famosi criteri standard). E allora indicare il nemico storico, Roma sentina di ogni vizio, è un modo per ricompattare i militanti, perplessi se non delusi dallo stallo. E bisogna gridare contro Roma per meglio far digerire alla base la legge su Roma capitale, che pure la Lega ha votato, turandosi il naso, assieme al governo.
Ma forse c’è un’altra questione che non desta meno preoccupazioni ai vertici del partito. E’ l’emergere, per la prima volta da quando dalle ultime tornate elettorali il Sole delle Alpi ha ricominciato a brillare, di un’inedita questione morale interna: la sensazione, in una parte del partito, che la gran messe di incarichi politici ottenuti stia facendo perdere quel disinteresse militante, e anche quel furore giacobino contro “i ladroni” che è parte decisiva del dna della Lega della prima ora: dai tempi del cappio in Parlamento. Come racconta Cristina Giudici nella pagina del Foglio oggi in edicola, si tratta al momento di pochi e sostanzialmente isolati casi di quel che fuori dalla Padania chiamerebbero “sleaze”, di cui solo i più rumorosi hanno raggiunto le pagine nazionali. Sufficienti però ad alimentare il malumore nella base che si sente tradita e la preoccupazione ai vertici, perché per un movimento nato popolano e forcaiolo non c’è nulla di più potenzialmente devastante di ritrovarsi a fare i conti con un problema di etica e di casta. Allora, meglio per intanto indicare a Roma ladrona, e allontanare i dubbi.
"Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.
E' responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"